I Frutti del Pesco




Peachtree Audio Nova




Lo “streaming audio” è la più diffusa sorgente di musicale tra le pareti domestiche. La sua manipolazione rimane però il punto decisivo da cui discendono direttamente le prestazioni. Il mercato sembra non avere vie di mezzo: o macchine ultracostose, o music-toys dal suono incerto. Ora c’è però una terza via, si chiama Nova e sembra proprio la soluzione ideale...






Preamplificatore valvolare; finale a MOSFET, convertitore 24/96 tutto insieme, ma anche separato. Come più vi piace e con ciò che vi piace. Non basta: il Peachtree Nova è bello e suona anche molto bene. Soprattutto in digitale.

Chi non conosce Peachtree Audio, sappia di essere giustificato. E’, infatti, da poco importato da Audiogamma e con molte ragioni. Peachtree Audio è una divisione della Signal Path International, azienda di base a Bellevue, Washington guidata da due rodati conoscitori dell’audio, David Solomon e Jim Spainhour per i quali la “sound quality comes (always) first”. Il Nova, ed il suo antesignano minore, il Decco, sono nati proprio da questa filosofia - o cultura - permeata dalla sacralità della qualità audio innanzi tutto, legata incorruttibilmente alla riproduzione stereofonica in chiave audiophile. Solomon e Spainhour sono anche persone pratiche, che vivono il loro tempo, la sua tecnologia ed i riflessi che questa genera sulla vita quotidiana delle persone che ne sono interessate. Da questa considerazione sono nati i prodotti Peachtree come il Decco prima ed il Nova ora, un’elettronica “multiruolo” con connotati tecnici ed acustici squisitamente audiofili, ma con un’utilizzazione aperta alla nuova, inarrestabile corrente (è il caso di dirlo) della riproduzione musicale: lo streaming audio in tutte le sue forme.

Abbiamo detto “elettronica” perché definire il Nova un semplice “amplificatore” è riduttivo, anche se non errato. Chi vuole, può certo usarlo come buono, ottimo amplificatore integrato a tecnologia ibrida, con pre a valvole in classe A (una 6922 Electro-Harmonix, di fabbricazione russa, da 10.000 ore di vita, resistente alle sollecitazioni meccaniche e con contatti rodiati) - inseribile a piacimento nel circuito, altrimenti totalmente a stato solido. A tal proposito, lo stadio finale è a moduli MOS-FET con componenti discreti, scelta pratica quanto efficace. Sarebbe, però, altrettanto, colpevolmente, riduttivo non usufruire della formidabile sezione di conversione digitale/analogico basata sul processore da 24 bit/96 kHz ESS9006 Sabre, con circuito di reclocking da (quasi) zero jitter. Questo ben di dio hi-tech è naturalmente circondato da attenzioni, quali ben undici stadi di alimentazione separati e stabilizzati. Ad esso è possibile accedere per via ottica, coassiale o USB. Tra le tante “chicche” audiophile, l’opzione di scegliere la pendenza del filtro digitale tra “SHARP SLOPE” e “SOFT SLOPE”, come vedremo più avanti, qualcosa in più di un semplice artificio funzionale.

Una bella faccia per un bel carattere
Il Peachtree Nova, ancor prima che per le sue doti “interiori”, si fa notare per il suo bel look art decò. Proporzioni quasi auree: il componente, pur non essendo proprio minuscolo, trasmette una sensazione di compattezza ed armoniosità di linee e volumi. Grande contributo a questa percezione lo dà il cabinet, in vero legno (finiture in nero laccato, ciliegio e rosewood), dagli angoli dolcemente arrotondati, con un profilo continuo che fascia completamente lo chassis. Il pannello frontale è in argento perla, di semplicità efficace, con un sequenza di pulsantini circondati di luce azzurrina all’attivazione, e la finestrella verticale che lascia a vista la preziosa valvolina, anch’essa retroilluminata di azzurro quando inserita nel circuito. Segue la bella, grande manopola del volume, telecomandabile come il resto delle funzioni. Al lato di questa, l’uscita cuffia, di ottima qualità grazie anche al contributo musicale della sempre servizievole 6922.

Osservando il pannello posteriore si ha l’immediata comprensione della particolare versatilità del Nova. Versatilità originale non tanto per il numero, quanto per la qualità delle connessioni. Partendo da sinistra del pannello, troviamo due uscite analogiche RCA: una PRE OUT ed un’altra LINE OUT. Si può – pertanto - usare il Nova come puro pre valvolare con stadio di conversione annesso, aggiungendo – o integrando - un finale di potenza di propria scelta. Proseguendo, troviamo tre ingressi: AUX-1, AUX-2 e AUX-3, quest’ultimo dotato di pulsante di by-pass per eventuali inserimenti del componente in sistemi home-theater. Accanto, due triggers in/out per il controllo remoto in rete. A seguire, cinque ingressi digitali, due coassiali RCA (COAX 1 e 2), due ottici TosLink (OPT 1 e 2), una porta USB, “galvanicamente isolata” per evitare il rumore prodotto dall’alimentazione del pc collegato che viaggia attraverso la massa della connessione stessa ed è sorgente di jitter. Va da sé, che collegando un PC, od un Mac, il Nova mette a disposizione il suo ottimo DAC ad una fonte pressoché infinita di programmi, dalle internet radio ai files musicali di iTunes. Tutti gli ingressi digitali accettano segnali a 24 bit /96 kHz, eccezion fatta per la USB, che restringe la compatibilità a segnali da 16 bit/44.1 kHz e 16 bit/48 kHz. Sopra il set delle connessioni, quello per il collegamento delle casse acustiche, con morsetti elettricamente isolati e capaci di accettare terminazioni a forcella, banana, o semplice cavo spellato, anche di un certo diametro. La seconda metà a destra del pannello posteriore è occupata da una “finestra” chiusa da un pannellino in metallo, rimuovendo il quale è possibile inserire il music-server dedicato Sonos ZP-90 ampliando ulteriormente le chances operative del Nova.

Tecnologie per un suono unico
Le possibilità di produrre un profilo sonico ben delineato da parte del Nova possono dipendere – come abbiamo visto – da più di un fattore, intrinseco dell’apparecchio, o dal tipo di impiego o configurazione che viene adottata al momento dell’ascolto. Nel nostro caso, per testare le doti complessive del Nova, abbiamo utilizzato un lettore digitale Rotel dell’ultima generazione (RCD-1520) con DAC Wolfson e filtri Burr-Brown; un music-server di attuale produzione con processori Burr-Brown; uno stadio phono Lehmann Black Cube Statement, a sua volta collegato al giradischi VPI Classic dotato di testina Sumiko. Acustiche di controllo, B&W Signature Diamond.

Le sorgenti digitali sono state ascoltate sia come unità a sé stanti, sfruttando il loro convertitore interno, collegate in analogico al Nova, sia come mere “transport”, connesse in coassiale al DAC Sabre del Nova. Il Costruttore consiglia di far andare l’apparecchio per una settantina d’ore per “cuocere” a puntino i “condensatori organici” di cui è dotato il DAC.

Dopo previo periodo di “rodaggio”, la reale personalità musicale del Nova emerge piuttosto chiaramente, anche se questa può assumere delle specifiche “dominanti” in funzione della modalità d’uso. Usato nella sua completa funzionalità - pre con valvola attivata, DAC con filtro “SOFT SLOPE” e stadio di potenza a pieno regime – il Nova suona… grande e “da grande”. Ricorda molto da vicino, per l’autorevolezza della gamma bassa, elettroniche di gran peso energetico, mentre il resto della risposta è semplicemente… delizioso. Sì, certo, sotto il profilo meramente audiophile si può vedere il Nova come un bel gattone domestico, piuttosto che come un’agile pantera, ma non è questa la sua pretesa. La piacevolezza dell’equilibrio tonale; la soffusa distribuzione del dettaglio all’interno della gamma medio/alta; l’ariosità della finestra acustica, che dissipa la fisicità delle acustiche trasformando l’ambiente in un palpabile seppur virtuale palcoscenico sono sinergiche qualità che rendono fruibilissimo anche a lungo termine l’ascolto. Togliendo la valvolina, la scena acustica si ritira un poco indietro, mentre la gamma alta appare più distinta e definita, il medio meno generoso, ma più dettagliato, mentre il basso sembra leggermente più scolpito. Con il filtro su “SHARP SLOPE” questa somma di percezioni subisce un lieve, ma sensibile incremento. Usando il Nova come ampli puro (con e senza valvola attivata), con Rotel collegato in analogico ed il VPI via Lehmann, ci si accorge che il carattere sonico del Nova è proprio questo… Cioè quello di avere un assetto tonale ed analitico da “grande amplificazione”, con genuine qualità audiophile (la fluidità e la naturalezza dei dettagli è uno dei suoi punti forti, in un’entità riscontrabile solo nei “cavalli di razza” a prescindere da costo e tecnologia). L’omogeneità dell’emissione è delle migliori; le voci sono ben piantate nel loro baricentro tonale, senza intemerati “ringiovanimenti”, mentre le armoniche dei singoli strumenti si irradiano con tempi e precisione assolutamente naturali, perciò facilmente credibili e godibili.

Conclusioni
Per il prezzo richiesto, il Nova non ha virtualmente rivali. Già sarebbe duro trovarne come semplice integrato ibrido (non dimentichiamoci l’estetica e la fattura dell’oggetto, oltre alle pure prestazioni soniche), ma con la sezione digitale integrata (DAC di altissima qualità, circuito di reclocking, filtro a pendenza variabile, ingressi RCA, Toslink e USB, più la possibilità di viaggiare con music server Sonos a bordo), il Nova rappresenta il missing-link dell’audio del prossimo decennio. Streaming audio, certo, come lo volete e da dove lo volete, ma anche un gran suono da amplificatore di livello, corposo e dettagliato, autorevole ed aggraziato al contempo. E con un appeal d’annata di indubbia efficacia. Difficile non tentare - perlomeno - un incontro ravvicinato.