La leggenda del Santo Preamplificatore




Convergent SL1 Legend




A ventitre anni dalla sua apparizione, il preamplificatore valvolare CAT SL-1 è prossimo alla “beatificazione” come “miglior preamplificatore mai costruito ed esistente in vita”. Grosso, spartano, pesante e senza nemmeno un telecomando in dotazione, l’SL-1, dopo essere stato Ultimate è diventato Legend. E non solo nel nome.






SL-1 Legend, il traguardo di progetto perfetto
Il Legend è la massima espressione dell’SL-1, oltre la già gloriosa versione Ultimate (non più in catalogo), e la recentissima Renaissance, versione oculatamente downgrade del Legend (vedi intervista con CAT Stevens a seguire). L’impianto circuitale originale è sostanzialmente sempre simile a sé stesso; le sensibili varianti migliorative riguardano lo stadio di alimentazione; lo stadio phono MC incorporato (formidabilmente migliore rispetto ai precedenti); con un paio di aggiunte di carattere operativo, quali un by-pass per installazioni A/V e la regolazione del livello d’uscita. Cosa alla quale Mr Ken “CAT” Stevens assegna molta importanza per il raggiungimento delle massime prestazioni è il diffuso impiego di condensatori Black Gate e delle schede circuitali in Teflon, soluzioni costose, ma efficacissime per spostare più in alto l’indirizzo del paradiso del suono, già sperimentate nei finali CAT. Il resto è storia conosciuta: ingressi e funzioni ridotti all’osso; telaio ultrarobusto ed anti risonanza, reso amagnetico da due potenti magneti posti sul fondo dello chassis; alimentazione fisicamente separata; costruzione totalmente manuale e da manuale, con componentistica che è il frutto di un’esperienza di decenni, selezionata sulla base delle prestazioni soniche assolute e sulle quali non viene accettato nessun tipo di compromesso, anche rinunciando ad allargare la base commerciale.

L’Ascolto del Legend, un mito dalla voce umana
Abbiamo avuto l’opportunità di avere a disposizione un esemplare dell’SL-1 Legend, un’invidiabile occasione per tentare di stabilire una quota di merito quasi-obbiettivo mettendo al confronto dei sensi un soggetto audio in odore di santità. Se già l’SL-1 Ultimate ci aveva, soprattutto sul lungo termine e con sessioni d’ascolto ripetute, convinto della sua gloriosa cifra sonico/musicale, il Legend, di conseguenza, ci lascia immaginare una frontiera sin qui inesplorata della qualità sonora.
Per avvicinarci alla massima attendibilità delle nostre prime impressioni sull’SL-1 Legend (per poter dire di “conoscere” veramente il carattere acustico di un componente hi-fi bisogna conviverci a lungo termine, sperimentando diverse combinazioni con l’apparecchio perfettamente stabilizzato elettricamente) lo abbiamo associato ad una sorgente doppio telaio Esoteric (P0-5/D-05), ad un paio di finali stereo di grado High-End, sia a stato solido, sia a tubi, quindi a diffusori acustici di differente tipologia (dinamici ed elettrostatici), ma tutti di altissima classe. Un consiglio ai superpatiti: prima di ascoltarlo, evitate di guardarci dentro, potreste rimanere fortemente influenzati al momento dell’ascolto, facendo un veniale torto all’arte della riproduzione sonora. Già solo rimuovendo il top dell’apparecchio si “intuisce” il calibro dell’oggetto che si ha tra le mani. Sembra di aprire uno scrigno medioevale, una sorta di Arca dell’Alleanza nella quale sono custoditi- in questo caso – i misteri ed i segreti del Grande Suono consegnati all’umanità da un dio audiofilo e magnanimo. I due potenziometri del guadagno relativi ai singoli canali sembrano le ruote del luna park del Prater di Vienna, prim’ancora che un assoluto virtuosismo tecnico che tenta di (ri)stabilire (riuscendoci, secondo chi scrive) il primato dell’alta manifattura artigianale nei confronti della più evoluta produzione industrializzata. Il parallelo con Ferrari per le auto o Patek Philippe per gli orologi meccanici viene naturale, ma a differenza di altre volte in cui viene usato a sproposito, il parallelo in questo è massimamente calzante. L’interno è una profusione di “gioielleria elettrotecnica” con i condensatori Black Gate come pezzo forte della collezione. Il fatto che sia un valvolare è quasi banale: è l’esito che conta, non il mezzo con cui si persegue, ma vista l’entità del risultato siamo portati a pensare che questo non riesca a svincolarsi completamente dalla tecnologia adottata. Via via, basta con il feticismo audiophile e passiamo all’ascolto. La selezione dei CD è molto accurata, con registrazioni considerate tecnicamente affidabili e con musica classica ed acustica, più indicativa per individuare con una relativa rapidità e certezza il livello prestazionale. L’ordinaria descrizione di una sessione d’ascolto parte con una sequenza di impressioni suddivise per parametri: scena acustica, veridicità ed equilibrio tonali, dinamica, dettaglio e via discorrendo. In questo caso rimane molto difficile - a meno di non allineare tutti i “cursori” dei succitati parametri sul massimo di una insignificante prova di sensazionalismo – riempire le singole caselle con una cifra od un attributo. La presenza del CAT SL-1 Legend in buono o buonissimo sistema audio (secondo chi scrive, il Legend può dare il suo incommensurabile contributo anche in catene con partners “gregari”, realizzando ottimi esiti) è la somma sinergica di tutte le valenze di cui sopra, più una particolare, propria di pochissimi soggetti audio che, a prescindere dal prezzo e della tipologia, hanno fatto la storia e la letteratura dell’Audio: la magia! Lo spessore armonico e prospettico sviluppato dal Legend è il massimo dell’illusione udibile, con coordinate spaziali pressoché totalmente correlabili con la fisica dell’evento musicale reale. In questo solco c’è da aggiungere il dettaglio e la tridimensionalità dello stesso, con strumenti e voci perfettamente scanditi nella prospettiva acustica del quadro sonoro. Colpisce la grandissima, formidabile naturalezza dell’emissione (la magia!) che, anche a livelli di pressione acustica elevati, non distoglie o appesantisce l’ascolto. Le dinamiche intrinseche dei pezzi musicali sono di entità “fisiologica”, senza strappi e manifestazioni di “bullismo” energetico. Con generi semi-elettrificati (jazz o pop leggero) il coinvolgimento diventa patologia e non si riesce più a lasciare la sala d’ascolto; attingendo alla discografia presente senza soluzione di continuità, con il pavimento della sala ormai moquettato di CD.

Conclusioni
Potremmo proseguire sulle ali dell’entusiasmo, perché questa è la prima reazione che il Legend provoca, ma sarebbe stucchevole agiografia. Per concludere nel residuo spazio che ci resta, il Legend non ricrea fedelmente un evento musicale con tutti i crismi della fedeltà; è l’evento musicale tout-court per intensità partecipativa ed aderenza all’originale.
Prenotate un ascolto, è un’esperienza che arricchisce chiunque sia sinceramente appassionato di audio o di musica deve fare, ma è anche la regola aurea sulla quale giudicare tutto il resto.


L’intervista
Ken “CAT” Stevens

Il preamplificatore SL-1, è frutto del talento progettuale di Ken Stevens, titolare della CAT, Convergent Audio Technology, marchio “esoterico” per eccellenza, conosciuto ed apprezzato negli ambienti cenacolari dell’audio High-End, dove si è costruito un’invidiabilissima reputazione, prossima al mito. In oltre venti anni di vita, il fisicamente austero SL-1 ha visto sfilare davanti a sé re per una notte o per una stagione, falsi miti e veri bluff. Talvolta anche grandi nomi con grandi prodotti, qualcuno dei quali ha ancora un’ottima valutazione nel mercato vintage, ma il CAT SL-1 è ancora lì, da sempre, sempre migliore, sempre fedele a sé stesso e alla cultura del tempo che lo ha partorito. Una cultura, quella degli anni ’80, sinceramente ed entusiasticamente orientata alla ricerca della Qualità con la “Q” maiuscola, che distingue e sollecita gli individui di talento a cercare e produrre cose migliori per sé stessi e per gli altri, senza i pressanti e mortificanti condizionamenti di oggi, assediati dalla Globalizzazione, dall’Usa & Getta, dal PrimoPrezzo, dal consumismo spersonalizzante e deprimente. Oggi Mr. Stevens, con prodotti che non vedono fine al proprio processo di affinamento verso la perfezione, combatte proprio questa battaglia. Combatte con un’arma deliziosa, miele per le orecchie e melodia per l’anima.

Gammadelta: Mr Stevens, che effetto le fa essere considerato, da molti appassionati, il “padre” di quello che viene quasi unanimemente ritenuto il migliore preamplificatore al mondo?
Ken Stevens: Sono molto grato a tutti coloro che amano i nostri prodotti e sono tanti veramente.
Gammadelta: Cosa mette dentro ad una scatola metallica per fare il pre più musicale mai ascoltato?
Ken Stevens: Passione.
Gammadelta: Può riassumere, per i lettori di GammaDelta, le tappe fondamentali che portano dalla versione SL1 Ultimate, all’inarrivabile Legend, quindi al Renaissance?
Ken Stevens: L’SL1 è sempre stato considerato un componente di grande valore. Come disse un recensore alcuni anni fa: “considero l’SL1 il miglior preamplificatore al mondo a prescindere dal prezzo.”. Taluni possono non essere d’accordo, ma nessuno contesta il fatto che l’SL1 rappresenti un valore assoluto nel mercato dell’audio high-end. Per questo abbiamo provato a mantenere il costo dell’SL1 il più basso possibile; volevamo fosse “il miglior acquisto nell’audio high-end”. Molte cose non costano poi così tanto. Una progettazione più accurata per l’alimentazione e la circuitazione non rappresentano un impegno tra i più onerosi, così che alcune innovazioni che rendono sensibilmente migliore il suono non arrivano a pesare sul prezzo in modo determinante. Alcune cose, come uno chassis più robusto o lo smorzamento contro le risonanze, costano un po’ di più e producono un incremento nel prezzo. MA, alcune cose che rendono molto di più in termini sonori, costano MOLTO di più e per questo non le facciamo, desiderando di tenere il prezzo dell’SL1 il più basso possibile. Quando uscimmo con le versioni Signature MKII del finale JL3 e la Signature per il JL2, facemmo un paio di cose che è possibile fare solo su prodotti così costosi, principalmente l’uso dei condensatori elettrolitici Black Gate e le schede circuitali in Teflon. Accadde poi che i nostri clienti e distributori cominciarono a chiederci un SL1 di livello qualitativo comparabile a quello di questi finali. Abbiamo risposto a questa aspettativa con l’SL1 Legend, continuando però a tenere relativamente basso in catalogo il prezzo dell’SL1 Ultimate. Oltre ad una migliore componentistica, l’SL1 Legend possiede molte vantaggiose novità, come lo stadio di alimentazione di nuova concezione, ed alcune utili dotazioni, quali il by-pass audio/video, il commutatore per il guadagno (low/high), ed un incredibile trasformatore per testine a bobina mobile. Fu a causa di questo sensibile incremento prestazionale che decidemmo di fare una nuova versione dell’SL1, con l’alimentazione rinnovata e la funzionalità del Legend, ma senza il costoso impiego delle schede in Teflon e dei condensatori Black Gate. Questa nuova versione l’abbiamo chiamata Renaissance. Certo, abbiamo dovuto aumentare un po’ il prezzo del Renaissance, soprattutto in versione phono a causa dello strepitoso trasformatore MC, ma riteniamo sia ancora un prezzo ragionevole per l’audio high-end e così la pensa anche gran parte dei nostri clienti. Non dimentichiamo che la qualità sonora del Renaissance è MOLTO migliore di quella dell’Ultimate. Quando costruii il primo SL1 Legend rimasi sorpreso di quanto esso suonasse rispetto all’SL1 Ultimate. Sapevo che i Black Gates ed il Teflon portavano vantaggi, non sapevo quanto essi fossero tangibili. Ho scoperto poi che, forse, il grande miglioramento riscontrato nel Legend si deve per buona metà allo stadio di alimentazione di nuova progettazione. Grazie al suo costo contenuto, questa innovazione circuitale è presente nell’SL1 Renaissance.
Gammadelta: Quale gerarchia di valori viene presa da voi come metro di giudizio nel determinare la qualità sonora di un componente audio?
Ken Stevens: La Timbrica è la cosa più importante. Non sto parlando di “neutralità tonale” o “equilibrio timbrico”. Queste sono cose molto diverse. L’equilibrio timbrico riguarda sostanzialmente la ripartizione tra bassi ed alti. La Timbrica significa che OGNI nota deve essere perfetta, ottava dopo ottava. Dirò qualcosa che molta gente troverà poco chiaro di primo acchito: la Timbrica è l’UNICA qualità fondamentale perché se essa è perfetta, tutte le altre cose dovranno essere perfette. Dinamica, trasparenza ed anche la scena acustica devono essere perfette, o la timbrica andrà distrutta. Devo menzionare anche un altro aspetto della riproduzione, che è poi il più importante: il coinvolgimento emozionale. La Musica è soprattutto emozione, motivo per cui questo parametro diventa IL più importante da ottenere in modo corretto. Alcune persone cercano tinte forti per ottenere un grande pathos. Alcuni amplificatori single-ended (non tutti, solo alcuni), hanno una grande cifra di coinvolgimento emotivo, ma palesano grandi limiti. Alcune persone sono disposte ad accettare questi limiti pur di avere una soddisfazione emotiva. Noi crediamo che la micro-dinamica sia l’ingrediente principe per un grande coinvolgimento emotivo. Tutti gli amplificatori CAT (ad eccezione del vecchio JL1) producono coinvolgimento emotivo in modo estremamente convincente. Nessun altro amplificatore valvolare (o a stato solido) sa trasmettere una tensione emotiva come un Convergent.
Gammadelta: Quale futuro per l’Audio High-End?
Ken Stevens: Le mode e gli stili vanno e vengono. Cosa interessa alla “maggioranza” della gente non ha per me grande importanza. Fino a che ci saranno autentici amanti della musica, ci sarà del vero audio high-end. Ci sarà sempre da fare per quelle aziende con la passione per la musica perché sempre ci saranno clienti veri appassionati di musica.