I migliori rivenditori: Hi-Fi+




 




L’unico “ingrediente” che ci muove è, ed è sempre stato, la passione. Non facciamo per i clienti nulla di diverso di quello che non faremmo per noi stessi.






Hi-Fi+ è un negozio che nasce ad Anzio, cittadina di mare vicino a Roma e nota ai più per il famoso sbarco delle forze alleate. Di quelle gesta rimane molto poco, se non qualche rudere sparso qua e là. Ed è proprio su queste terre di marinai e pescatori che nasce Hi-Fi+, un negozio particolare, di dischi e Hi-Fi, proprio come si usava - giustamente - fare all’inizio dei tempi. I titolari, Marco Praiola e Giovanni Belcapo, sono entrambi appassionati di musica, innanzi tutto. Il primo con una collezione assolutamente invidiabile di vinili, il secondo con il pallino per i giradischi e per l’analogico in generale. Unite le passioni, più che le forze, hanno allestito un punto vendita interessante, un porto sicuro per tutti gli appassionati, che possono ascoltare e comprare indistintamente software e/o elettroniche. Non male, vero?

Gammadelta: Hi-Fi+ è un po’ una scommessa in un momento storico difficile come questo per il settore.
Marco Praiola: Io e Giovanni, il mio socio, siamo appassionati. Lui con una collezione assolutamente invidiabile di vinili, credo ne abbia più di 8.000, e io con un po’ meno software, ma altrettanta passione per la musica e per tutto ciò che riguarda il giradischi e l’analogico in generale. Step-up, pre-phono e chi più ne ha più ne metta. Il negozio è partito poco più di un anno fa come una scommessa. E in un anno abbiamo fatto tanto cammino, diventando, da zero, rivenditori della serie ‘800. L’unico “ingrediente” che ci muove è, ed è sempre stato, la passione. Non facciamo per i clienti nulla di diverso di quello che non faremmo per noi stessi.
Gammadelta: Non avevi mai avuto un negozio di Hi-Fi prima e, per quanto appassionato, forse non ti eri mai reso conto di tutto quello che gira attorno alla riproduzione di qualità.
Marco Praiola: Molti, troppi clienti sono “impiantofili” e troppo pochi sono quelli appassionati, prima di tutto, di musica. Molti valutano secondo il prezzo. 1.000 euro. Non vale niente. Quanto costa quello? 5.000 euro, meglio. 100.000 euro: vale tantissimo. C’è gente che viene a casa mia ad ascoltare musica e non mi domanda che dischi abbia, non parla di software ma solo ed esclusivamente dell’impianto.
Quelli non sono audiofili, ma “impiantofili”. La gente non si interessa a cosa ascolta. Vuol dire che non ascolta.
Gammadelta: E il tuo approccio con quel tipo di cliente? Perché alla fine è un cliente.
Marco Praiola: La maggior parte dei clienti sono così. Cerco di far capire loro che dovrebbero parlare un po’ più di musica. Poi è chiaro che se portano l’argomento esclusivamente sull’impianto parleremo di quello, anche perché è mio interesse farlo. Comunque la prima cosa dovrebbe essere la musica, indipendentemente dal genere. Io sono pronto ad ascoltare tutto, assolutamente tutto. E invece certe persone si riducono ad ascoltare quattro o cinque dischi. Punto. E addirittura non tutti, ma qualche brano.
Gammadelta: Cosa ne pensi dell’avvento dell’iPod? Secondo te è utile ed è una grande occasione per il settore?
Marco Praiola: È utile. È utile per tutti. Ci sono dei ragazzi molto giovani con l’iPod che mi chiedono informazioni sui Pro-ject piccolini, ne sono interessati, e ciò soprattutto se il papà ha, o ha avuto, un giradischi o più genericamente un impianto a casa.
Gammadelta: Quindi tu pensi che sia un’occasione?
Marco Praiola: La musica in sé per sé è un’occasione. A volte siamo noi negozianti e/o la stampa specializzata a creare dei miti assolutamente ingiustificati. Dovremmo tutti ritornare alla musica e invece al centro dell’attenzione c’è solo l’impianto, l’ascolto, il dettaglio. Tutte cose che non fanno bene alla musica in quanto tale. Questo è anche il motivo per cui io ho perso interesse nell’Hi-Fi in passato, e in particolare quando venne fuori in modo più marcato il discorso dell’esoterico, trattato come un mondo a parte da molte riviste, come se gli apparecchi normali fossero di serie “B” e quelli esoterici di serie “A”. Non tenendo conto del fatto che chi ascolta la musica fine a se stessa e in quanto tale spesso non bada a queste classificazioni, che hanno davvero poco senso, e sviliscono l’intero discorso. Quando si sente un bel disco o un bel CD, al di là della mia preferenza specifica, si ascolta musica, con qualsiasi mezzo. Poi è ovvio che si può migliorare, si può sentire sempre meglio e non c’è mai fine. Ma sempre nel rispetto del software e della musica. Spesso vedo impianti da decine di migliaia di euro con accanto un solo piccolo scaffale di CD e non ne capisco il senso!
Gammadelta: Hai citato il CD, che non è tra le tue preferenze, come lo è indubbiamente il disco. Ma il CD è molto comodo…
Marco Praiola: Penso che il CD, a parte il discorso qualitativo, abbia una grossissima comodità: si può cambiare, mandare avanti e indietro restando comodamente seduti in poltrona. Mentre il disco lo devi ascoltare comunque: hai un’attenzione all’ascolto indubbiamente superiore.
Gammadelta: Anche perché suona così bene che attira l’attenzione molto più del CD.
Marco Praiola: Ti obbliga ad ascoltarlo. Non ti fa concessioni. Non torna indietro, non va in pausa e non resta che alzarsi e toglierlo quando ha finito.
Gammadelta: Com’è il tuo approccio con i clienti?
Marco Praiola: Per quanto riguarda la tipologia dei clienti del nostro negozio, ci sono due categorie: le persone che entrano incuriosite e chiedono direttamente, con una propria competenza e idee precise, e quelle senza conoscenze specifiche che necessitano di essere seguite e consigliate in modo e misura diversi. Chi ha un’infarinatura di alta fedeltà, anche pregressa, comincia a notare che il piatto è un piatto moderno, che le testine possono essere diverse, che ci sono tutta una serie di apparecchiature indirizzate esclusivamente al vinile. Con queste persone ci si diverte, perché parlano la nostra medesima lingua. Naturalmente, se mi viene richiesto un impianto completo (di lettore di CD n.d.r.) non posso non venderlo, così come se mi vengono richiesti CD piuttosto che dischi. Perché alla fine c’è la passione ma c’è anche il negozio, ci sono le spese, ci sono le richieste, e la necessità è comunque quella di vendere. Poi è chiaro che il mio approccio e la mia passione, anche nel montaggio sono verso il giradischi, ma comunque, e prima di tutto, sento la necessità di spiegare, di guidare il cliente e seguirlo consigliandolo nelle scelte di base. E per fare questo è inevitabilmente ed evidentemente necessaria una buona competenza da parte nostra in quanto rivenditori.
Gammadelta: A proposito di questo, cosa ne pensi dei negozi che fanno molto spesso offerte eclatanti, che calano eccessivamente i prezzi?
Marco Praiola: Dopo un primo periodo in cui per queste cose me la prendevo, anche male, poi ho visto che comunque il mercato ha necessità di essere rinvigorito, sopratutto perché, per aziende come la nostra, o per la stessa Audiogamma, avere un magazzino pieno di amplificatori e pieno di casse secondo me non è la cosa migliore per la sopravvivenza dell’azienda stessa. Ma mi dà fastidio quando si finisce per svilire un prodotto di qualità abbassando il prezzo in maniera esagerata. Si può fare uno sconto a un cliente, a un amico. Però oltre un certo limite non bisognerebbe andare per mantenere l’immagine, non tanto per il discorso del guadagno in sé per sé. Ad esempio, la serie ‘800 non va trattata come la Serie ’600. Capisco che non posso combattere con le catene della grande distribuzione, per cui se qualcuno me la chiede la vendo, facendo anche un po’ di sconto; ma un negozio che la svende a un prezzo eccessivamente ridotto non fa il bene di nessuno. Questo in un contesto in cui parte importante ha il mercato degli acquisti tramite Internet, già altamente avventuroso e scarsamente controllabile, e se anche noi rivenditori iniziassimo a imitarlo mettendoci in competizione selvaggia a suon di sconti, sarebbe la fine del mercato e dei prodotti di qualità stessi.
Gammadelta: Anche perché, a proposito di professionalità, consigliare un impianto e saperlo installare, e ancora di più un giradischi, sono aspetti che necessitano di professionalità e competenza, anche nel rispetto del cliente che spende i suoi soldi.
Marco Praiola: Eppure io di professionisti improvvisati ne ho visti tanti. Posso farti un esempio, a questo proposito: qui in zona ci sono tre “guru” che sostengono di riuscire a montare una testina in 10 minuti, anche meno. Questo ti fa capire il loro livello di approssimazione e improvvisazione, perché si può essere bravi quanto si vuole, ma tra le verifiche e il controllo di tutti i parametri di cui necessita un giradischi, ci vogliono almeno quattro ore per l’installazione. Ti racconto un episodio che riguarda proprio questi fantomatici “guru”. Al Top Audio & Video Show di Roma, dove Audiogamma aveva una sala enorme, bellissima, allestita con tutta una serie di plasma, e in fondo le due casse B&W e il finale Convergent JL2 con pre SL1 e sorgente Esoteric P03/D03. Lo stand era pieno di gente, e quando sono entrati tali “guru” essi hanno concesso un ascolto di non più di 35 secondi all’impianto; sono quindi arrivati qui, il giorno dopo, dicendo che non valeva niente. Questo serve a spiegare con quale tipologia di presunti esperti si abbia spesso a che fare. Il loro approccio non è dire “non mi piace” ma “non vale niente”, che è diverso. Un apparecchio da diecimila euro, qualunque esso sia, non può non valere niente. E, del resto, non tutti possono avere a disposizione migliaia di euro da spendere e spesso sono proprio quei clienti che hanno fatto sacrifici per l’acquisto di un impianto a non considerarlo in modo esclusivo e, oserei dire, maniacale. Gli stessi che dimostrano attenzione e curiosità verso i dischi.
Gammadelta: Cos’è per te l’alta fedeltà?
Marco Praiola: Ho una teoria tutta mia sull’alta fedeltà che non ha nessuno, e contesto tutte le riviste del settore perché partono da un presupposto completamente errato, con il risultato di avvicinare la gente a un concetto di alta fedeltà come riproduzione dell’evento sonoro il più vicino possibile alla musica dal vivo. Ma non c’entra niente. Per me alta fedeltà significa estrarre il massimo dal supporto che si ha a disposizione.
Se si ricerca un evento dal vivo non lo si troverà mai, perché non c’è modo di riprodurlo, vista l’esistenza di un punto negativo imprescindibile che è l’ambiente in cui il pezzo è stato registrato; allora, l’unica possibilità sarebbe quella di introdurre qualcosa in grado di riprodurlo digitalmente, ma ciò implicherebbe necessariamente un effetto artificioso che contraddice per definizione l’autenticità dell’evento sonoro.
Ripeto: alta fedeltà è riprodurre in alta fedeltà, alla qualità massima, quello che c’è registrato sul supporto.

Lasciamo Marco e Giovanni vicino al mare, quel mare in cui si specchiano tutti i giorni e che accompagna la loro passione.
Chi tra noi fanatici di musica e riproduzione non vorrebbe alimentare il fuoco della propria passione con il rumore delle onde in sottofondo?